Nebraska

David (Will Forte) è un banale commesso di una qualunque catena di elettronica di un anonima cittadina del Montana, costretto per l’ennesima volta ad andare a recuperare il vecchio padre Woody (Bruce Dern) alla locale stazione di polizia, dov’è stato parcheggiato a seguito del tentativo di raggiungere a piedi il Nebraska per ritirare un premio di un milione di dollari. Il fatto che il premio si presenti come una sfacciata trovata pubblicitaria, non sembra sufficiente a far desistere Woody dai suoi intenti e ben presto lui ed il figlio accondiscendente si ritroveranno in viaggio verso Lincoln, inseguendo l’evanescente chimera del premio milionario.

Il film, interamente girato in bianco e nero e diretto da Alexander Payne, pur soffrendo a tratti di una morbosa lentezza narrativa, risulta piuttosto particolare: una sorta di apnea alla “Lost In Translation” in salsa americana, attraverso cui due perfetti sconosciuti (benchè consanguinei) proveranno a ricongiungersi dopo la separazione dettata dal decorso delle rispettive esistenze.

Una riflessione semi-permanente, immersa nella desolazione degli enormi spazi nordamericani, sul senso di comunione, solidarietà, edonismo e colpa, spezzata qua e là dai lampi di feroce schiettezza dei protagonisti, a tratti forse un pò forzati, ma nel complesso sempre dolcemente delicati e reali.

Depurato delle sporadiche banalità, (come le beghe ordite finchè presunto milionario), resta una pellicola da vedere quantomeno per la strepitosa interpretazione di Bruce Dern, assorbito fino all’inverosimile dal suo personaggio in maniera così credibile da accompagnarmi con la sua immagine per tutto il lento e silenzioso viaggio di ritorno verso casa, mischiandosi freneticamente a rievocazioni del tutto personali, complice forse anche la bella e malinconica colonna sonora.

 

 

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About funkoolow

Il sottoscritto nasce nel '77, dall'altra parte del mondo. Dopo un utilissima laurea in filosofia con tesi sul diritto d'autore in epoca digitale, partorita grazie al supporto di un docente d'italianistica particolarmente illuminato, finisce a lavorare come grafico, programmatore e stampatore clandestino in una piccola azienda di paese, oltre a figurare come collaboratore di LUG locale e pseudo fondatore di una webradio già naufragata. Il suo vero obiettivo finale resta rompersi talmente tanto le palle di tutto il casino che gli si è creato intorno da essere costretto a tornare nei natii loci e ricominciare faticosamente tutto da capo - e fortunatamente sembra che in questo senso, i tempi stiano subendo una drammatica accelerazione.