To the wonder

Neil (Ben Affleck) e Marina (Olga Kurylenko) sono una giovane coppia in piena fase ascendente. Tutto il mondo ruota armoniosamente intorno alla loro splendida storia, vissuta tra Parigi e un’anonima provincia americana, in un continuo alternarsi di saliscendi emotivi.

Ho letto una montagna di critiche su questo film, la maggior parte delle quali molto poco entusiastiche. Per quanto mi riguarda, ho trovato invece questo ennesimo lavoro di Malick la manifestazione più alta del suo personalissimo stile narrativo. Una rappresentazione estremamente evocativa di un viaggio nell’esperienza di coppia, condotta in maniera intensamente raffinata, silenziosa, quasi vellutata, con i suoi alti ed i suoi bassi, raccolti senza mai esplicitare, come potrebbe solo un immaginario osservatore invisibile.

Una narrazione che si mischia con la riflessione in maniera sempre discreta, analizzando la volubilità dei protagonisti, i loro bisogni e aspettative, senza mai voler prendere posizione, perchè nella vita difficilmente la ragione collima coi sentimenti. E quindi le inevitabili discrepanze, le delusioni, le partenze. Ma anche i pentimenti, i ritorni.

Tutto rappresentato come un sogno, con spazi domestici perennemente da arredare, colmi di vuoti che anche riempiti non conterebbero niente. In città opulente ma solo in superficie, popolose ma non popolate.

E’ un film che narra del pericolo di smarrimento a cui tutti siamo siamo sottoposti, capace come nel mito del peccato originale di far deviare i nostri destini dalla rotta celeste in un istante: non appena il dubbio dovesse cominciare ad agitare le nostre certezze (e non solo amorose), sarà già troppo tardi.

Liquido, silenzioso, ineluttabile, elegiaco. Insomma, un Malick ai massimi livelli sotto tutti i punti di vista.

 

 

ps: segnalo anche un altra eccellente recensione a cura di Giuseppe Gangi

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About funkoolow

Il sottoscritto nasce nel '77, dall'altra parte del mondo. Dopo un utilissima laurea in filosofia con tesi sul diritto d'autore in epoca digitale, partorita grazie al supporto di un docente d'italianistica particolarmente illuminato, finisce a lavorare come grafico, programmatore e stampatore clandestino in una piccola azienda di paese, oltre a figurare come collaboratore di LUG locale e pseudo fondatore di una webradio già naufragata. Il suo vero obiettivo finale resta rompersi talmente tanto le palle di tutto il casino che gli si è creato intorno da essere costretto a tornare nei natii loci e ricominciare faticosamente tutto da capo - e fortunatamente sembra che in questo senso, i tempi stiano subendo una drammatica accelerazione.