Another earth

Rhoda Williams (Brit Marling) è una giovane adolescente appena ammessa al MIT per i suoi successi scolastici che, per la classica e spensierata incoscienza tipica della sua età, finisce improvvisamente in carcere per aver distrutto in un incidente stradale la famiglia del compositore John Burroughs (William Mapother). Tutto questo mentre va diffondendosi la notizia dell’avvistamento di un pianeta in tutto e per tutto simile alla terra, persino nei dettagli esistenziali dei rispettivi abitanti.

Benchè vagamente sospinto verso il cinema su insistente segnalazione (un sentito grazie ar socio di maggioranza), in sala ci sono realmente finito solo per decisione finale della moneta dell’autolavaggio, lanciata e atterrata sul palmo della mano sul lato corrispondente al “VAI”. Ora, trovarmi immerso in un film sull’accidente “per caso” avrà pur stimolato il circuito della pippa mentale moltiplicandolo per dieci ed elevando di conseguenza la soglia dell’interesse, ma fin dai primi minuti fioccano netti interessanti interrogativi: quanto influisce sulle nostre vite l’imprevisto che prepotente si manifesta? quanto siamo in grado di soprassedere di fronte alla ragione dei fatti continuando normalmente le nostre vite sconvolte dal caso? cosa siamo disposti a ritrattare della vita per cercare di andare oltre ciò che ci ha sconvolto contro volontà? Queste alcune delle domande che vanno srotolandosi negli oltre 90 minuti di proiezione, raccontati da un sapiente montaggio (a parte gli artificiosi zoom da camera a spalla stile grande fratello, ormai tanto di moda) e da una fotografia a tratti scarna ma sempre di buon livello (spicciola ma efficace).

L’appoggio generalmente fantascientifico dell’impianto (coraggioso e originale nel suo sviluppo ulteriore), la sopraccitata abbondanza di introspezione, l’altrettanta carenza di spiegazioni esplicite nonchè il finale subdolamente aperto a interpretazioni di ogni tipo, unito all’ottima recitazione degli interpreti ed alla dialettica (in gran parte registica) che si instaura tra protagonisti e spettatore, capace di trasferire efficacemente sensazioni e stati d’animo ma sempre in punta di piedi (pur perdonando qualche occasionale incursione nello stereotipo) mi spingono a reputare la pellicola un prodotto di ottimo livello.

Insomma: un film cervellotico, emotivo, inquietante, riflessivo e umano al punto giusto, da vedere e rivedere sognando di un mondo su cui sperare di poter scappare da tutto e tutti nel momento del bisogno :)

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About funkoolow

Il sottoscritto nasce nel '77, dall'altra parte del mondo. Dopo un utilissima laurea in filosofia con tesi sul diritto d'autore in epoca digitale, partorita grazie al supporto di un docente d'italianistica particolarmente illuminato, finisce a lavorare come grafico, programmatore e stampatore clandestino in una piccola azienda di paese, oltre a figurare come collaboratore di LUG locale e pseudo fondatore di una webradio già naufragata. Il suo vero obiettivo finale resta rompersi talmente tanto le palle di tutto il casino che gli si è creato intorno da essere costretto a tornare nei natii loci e ricominciare faticosamente tutto da capo - e fortunatamente sembra che in questo senso, i tempi stiano subendo una drammatica accelerazione.