Lettera aperta a Giuliano Ferrara

Quoto in pieno e ripubblico:

Caro Ferrara,
mi permetto di esprimere alcuni giudizi su di Lei in quanto uomo pubblico, quindi per ciò che vedo di Lei in TV o leggo sui giornali.
Credo che il suo livore per chi non vuole Berlusconi sia pari solo al suo totalitarismo.
Penso che Lei non abbia mai smesso di essere comunista in realtà, intendendo per comunista chi ha abbracciato ogni ideologia che ha incontrato ed accettato sul proprio cammino in modo totalitario, dogmatico, fideistico: dal Partito Socialista, fino a Berlusconi passando per la gerarchia ecclesiastica, Lei ha sempre avuto bisogno di chiese. E di guru. E li ha trovati entrambi: il Partito Comunista, Craxi, Ratzinger, e naturalmente il suo dio preferito, Berlusconi.  Perchè, mi chiedo, difendere a tutti i costi sempre e comunque un uomo politico come lui? O, anche, perchè difendere sempre e a tutti i costi un uomo? Cosa perde di sè stesso se Berlusconi scompare dalla scena pubblica? Cosa significa assumere un atteggiamento così fideistico verso una persona come se si fosse appartenenti non ad un’idea, ad un’ideologia o finanche ad un partito, bensì ad una setta? Si, una setta: e’ questa la sensazione che ho quando sento parlare voi berlusconiani: che stiate difendendo il capo carismatico, e che lo seguireste fino alla fine,  magari alla rovina o al suicidio collettivo se Lui ve lo chiedesse. A che pro?
A me non interessano i comportamenti privati di Berlusconi, mi preoccupano solo se diventano reati, e penso che converrà con me che non si possa invocare il diritto alla privacy quando si configurano azioni contrarie alla legge: un furto, un omicidio, uno sfruttamento di una minorenne sono sempre reati anche se commessi in casa propria. O no? Ma sui reati la giustizia farà il suo corso. A me di Berlusconi non piace la sua visione della vita dove tutto è comprabile, nè il suo triste stile narrativo fatto di supponenza e di un eterno falso sorriso maniacale; detesto lo scontro sociale che ha prodotto in tutto il Paese, non sopporto l’atteggiamento da “pacca sulla spalla” per chi lo adora e, viceversa, la demonizzazione dell’avversario, aborro la sua concezione delle donne e degli omosessuali, non concepisco le amicizie politiche che si è scelto, abominevoli e controverse, di Gheddafi e Putin; non gradisco la sua totale mancanza di interesse verso i più deboli.  Non mi piace la sua spietatezza e mancanza di umanità. Infine, lo reputo bugiardo e incapace di governare, irrispettoso delle autorità altrui (Costituzione, magistratura, Presidenza della repubblica, Csm, opposizioni, e chi più ne ha più ne metta).
Ho il diritto di affermarlo? O Le dà fastidio? Oppure, ancora, per tutto ciò io dovrei essere chiamato da Lei moralista come se fosse un insulto? Le sue chiese senza morale sono spettrali.
La prego, Ferrara, esca ogni tanto da queste sue chiese così “sicure” per prendere una boccata d’aria: ho la sensazione che ci sia così tanto di irrisolto, di personale  e di conflittuale nel suo atteggiamento, e non parlo solo dei ragionamenti che fa, ma del come li fa. Quel “come” arriva alla mia pancia con un misto di tristezza e decadenza. Presuntuosamente Le consiglio: non passi la vita a difendere qualcuno o qualcosa di indifendibile. Pensi un pò più a sè stesso.
Io, per parte mia, lo dico chiaramente: l’universo di Berlusconi e dei suoi adepti, mi fa pena e disgusto umanamente, culturalmente e antropologicamente. Siete oltre i personaggi di Alberto Sordi. Ma molto oltre.
Con rispetto e distanza
Giovanni Savastano

http://giovannisavastano.blog.kataweb.it/2011/02/09/lettera-aperta-a-giuliano-ferrara/

Per i più tenaci, ecco l’inqualificabile performance servilistica di Ferrara:

 

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About funkoolow

Il sottoscritto nasce nel '77, dall'altra parte del mondo. Dopo un utilissima laurea in filosofia con tesi sul diritto d'autore in epoca digitale, partorita grazie al supporto di un docente d'italianistica particolarmente illuminato, finisce a lavorare come grafico, programmatore e stampatore clandestino in una piccola azienda di paese, oltre a figurare come collaboratore di LUG locale e pseudo fondatore di una webradio già naufragata. Il suo vero obiettivo finale resta rompersi talmente tanto le palle di tutto il casino che gli si è creato intorno da essere costretto a tornare nei natii loci e ricominciare faticosamente tutto da capo - e fortunatamente sembra che in questo senso, i tempi stiano subendo una drammatica accelerazione.